Musica, sogno e tecnica: visita al Museo Speelklok di Utrecht

Dopo aver gironzolato per l’intrigante città di Utrecht, finalmente siamo davanti allo Speelklok. Guardo con curiosità l’insegna all’esterno di questo particolarissimo museo e non vedo l’ora di entrare. In effetti questo centro espositivo rappresenta una delle tappe sottolineata a forza con l’evidenziatore nel nostro taccuino di viaggio. E i motivi sono tanti. Il primo è che lo Speelklok è una raccolta di strumenti musicali meccanici: dai carillon agli organetti di barberia per finire con le campane, tutto quanto sia “musica automatica” trova una collocazione e un posto sul piedistallo al suo interno. E’ dunque un posto adatto ai bambini che si possono divertire nel vedere oggetti prender vita e suonare come accade coi loro giocattoli preferiti. Ma la carrellata di marchingegni sonori – e veniamo al secondo e più importante motivo – non è soltanto un viaggio nella creatività e nelle curiosità, perché ognuno di essi rappresenta un capolavoro di tecnica e arte fusi insieme in oggetti irripetibili.

Una volta entrati, quest’impressione non ha fatto che rinforzarsi. Il museo è curatissimo, a cominciare dal personale che accoglie e guida i visitatori. E il progetto espositivo non potrebbe essere più chiaro. A farci da cicerone nelle varie stanze, suddivise a seconda dei vari usi che della musica veniva fatta, troviamo una ragazza alta, aggraziata, con i capelli rossi e la pelle chiara. All’improvviso, in mezzo a tutti quegli oggetti di un’altra epoca, me la sono immaginata vestita come l’infanta Margherita nel quadro di Velazquez. Ed insieme a lei abbiamo cominciato il nostro cammino À rebours. Prima, gli strumenti per la musica da “casa”. Un lusso che pochissimi borghesi e aristocratici del XVIII potevano permettersi e che sfoggiavano come autentici status symbol. Ne sono un esempio gli elaborati orologi da tavolo, la cui soave melodia veniva riportata su un cilindro metallico azionato da una molla.  Ce ne sono alcuni che riportano al loro interno dipinti, altri campane, organi ed addirittura piccoli automi che si animano col suono.

Ma la musica da casa poteva anche essere una graziosa seggiolina, su cui far sedere i bambini “upset” – come ci spiega la nostra accompagnatrice in perfetto inglese. Ne chiama uno che sta facendo il giro con noi e lo invita a sedersi e, all’improvviso, sale lo stupore sulla sua faccia, perché la seduta emette un dolce motivetto. Poi ci mostra i più classici automi: statuette a forma umana e animale che si muovono sulle note da loro prodotte. E che dire dei più conosciuti carillon? Dai più piccoli ai più grandi ce ne sono alcuni di stupefacenti. Come il Coniglio nel cavolo, così piccolo da entrare nelle scatole per il tabacco, ma finemente realizzato in cartapesta e vera pelliccia.

Oggi come allora tuttavia la musica non si ascoltava solo in casa ed allora… via! A tutta una serie di organetti portatili a manovella – che è un attimo scivolare con la mente per le strade dell’Europa del XIX secolo, ed in particolare in Olanda dove erano molto amati – e a veri e propri organi da fiera, potenti e festosi. I primi esemplari provenivano dalla Francia dalle fabbriche Gavioli, Gasparini o Limonaire. La loro tecnica è realmente pionieristica perché si basa su cartone ripiegato a fisarmonica provvisto di fori e quindi su un sistema vuoto/pieno che anticipa la logica binaria della macchina di Turing! Mentre li ascoltiamo rapiti da quel tappeto sonoro che si srotola così  chiaramente nelle nostre orecchie, impariamo ad ammirarli con tutto il rispetto che meritano. Ed è questo il fascino più forte di questi oggetti: pensati per il popolo, disegnati con un linguaggio figurativo fastoso e barocco, più vicini alle giostre del circo che all’arte considerata più nobile, incontrano l’inventiva ingegneristica ed insieme sono capaci di ammaliare tutti i cinque sensi.

Ne sono un’altra dimostrazione i bellissimi organi per le sale da ballo. Del resto, dove altro avrebbero potevano esprimere al meglio la loro potenzialità delle macchine musicali? La nostra eterea “infanta Margherita” ci dice di allontanarci un po’ prima di azionarli perché la loro musica è molto forte. E così all’improvviso l’aria si riempie di rock, jazz e persino canzoni pop. A testimonianza di come queste fabbriche di sogni siano state in uso fino ai tempi più recenti. Questi esemplari sono gli strumenti più grandi di tutto il museo ed è incredibile pensare che siano stati concepiti in modo da essere smontati e rimontati in fretta così da poter seguire compagnie di ballo in viaggio per fiere e mercati.

Naturalmente, trovandosi a Utrecht, al museo non poteva mancare un’intera sezione dedicata agli orologi da torre con carillon di campane. In effetti solo qui si scopre che lo stesso termine carillon derivi dal francese “quadrillonner” che significa “suonare i quarti”, in riferimento al numero di campane dei primi congegni di questo genere.

E sono proprio le campane, che ricordano la maestosa cattedrale della città, a chiudere anche simbolicamente il nostro viaggio. Salutiamo a malincuore la nostra leggiadra damigella portando con noi la consapevolezza del rapporto senza tempo fra l’umanità e la musica. Un legame così stretto da aver spinto verso l’innovazione e il progresso tecnologico presagendo la moderna multimedialità. Perché troppo forte è il desiderio dell’uomo di godere dell’arte sonora in qualunque momento. Anche senza orchestra. Anche senza qualcuno che la suoni… come in una magia. O come nel vaporoso spettacolo di un grande incantatore in cui si sente una voce, ma nessuno sta cantando:” E’ tutto registrato, è solo un nastro, è tutto illusione“*. Già, illusione e sogno: benvenuti allo Speelklok.

Speelklok, informazioni pratiche: il Museo Speelklok con i suoi 1100 oggetti ancora funzionanti è apprezzato non solo in Olanda, ma in tutto il mondo. Lo si trova poco distante dal Duomo,  all’interno di un edificio sconsacrato. La visita può avvenire autonomamente, oppure, vi consiglio caldamente di prendere parte ai “tour Musicali” guidati (in olandese e inglese) che si tengono ogni ora. Gli strumenti possono essere azionati soltanto dal personale del museo. Per chi arrivasse tardi tuttavia -e per i bambini!- esiste una piccola sezione interattiva in cui è possibile metter in moto alcuni macchinari. Sempre per  i più piccoli è stato allestito un laboratorio in cui si possono traforare le schede per creare la propria musica da far suonare in graziosi carillon. Se decideste comunque di visitare il museo da soli, ad aiutarvi nella comprensione troverete pannelli esplicativi con apposite icone che scandiscono cinque temi principali: tecnica, musica, storia, Olanda. Per finire, il museo organizza anche mostre temporanee e varie attività. Maggiori info sul sito Museum Speelklok.

citazione tratta dal film Mullholland Drive di David Lynch

 

 

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3 Comments:

  1. Pingback:10 cose da fare a Utrecht in 3 giorni

  2. Più leggevo il tuo articolo, più pensavo “wow, quanto si divertirebbe la monella! Lei che adora la musica.”
    Metterò questo bellissimo museo nella lista di “luoghi da visitare”

     
    • Mi fa piacere! Ed è davvero stimolante per chi ama la musica credimi, anche in una chiave un po’ diversa dall’usuale…

       

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