Timbila, la musica dei Chopi in Mozambico

Si può viaggiare senza muoversi di casa? Ok, viaggiare, no, ma sognare di essere in un posto lontano, sì, vero? E cosa c’è di più potente della musica per accompagnare un sogno? Ecco dunque un nuovo spazio sul blog,  un angolino tutto musicale, per condividere il piacere del viaggio attraverso le tradizioni sonore dei più diversi paesi, alcuni già “assaggiati”di persona, altri solo sognati, per il momento, sempre sulle loro note più tipiche. A fare d’anfitrione in  questo cammino sarà il mio compagno di viaggi e di vita, bulimico musicofago appassionato di stravaganze sonore. Cominciamo dalle Timbila…e tutti in Mozambico!

Timbila, Museu de Història Natural,Maputo

Timbila, Museu de Història Natural, Maputo

I Chopi sono una delle popolazioni che compongono il ricchissimo mosaico etnico del Mozambico. Abitano la regione di Inhambane, nel sud del paese, il cui centro culturale è la città di Quissico (Zavala, in lingua locale). Qui si tiene ogni anno, ad Agosto, il Timbila festival (M’saho), la più importante manifestazione di musica e danza tradizionale Chopi.

La fama delle orchestre di timbila travalica i confini del continente africano, e costituisce, insieme alla scultura Makonde, uno dei simboli della cultura mozambicana.

Le timbila (plurale di “mbila” in lingua chope) sono un particolare tipo di xilofoni, tipici di questa zona e di questa popolazione. Si trovano, infatti, xilofoni un po’ dappertutto in Africa, ma le timbila si distinguono sia per la raffinatezza costruttiva che per la complessità delle composizioni e delle esibizioni degli artisti. Alcune loro caratteristiche sono talmente originali che si è ipotizzata una provenienza, o quantomeno un’influenza, indonesiana.

Le orchestre di timbila sono composte da un numero variabile di musicisti, normalmente una dozzina, accompagnati da un gruppo di danzatori; gli strumenti hanno diverse intonazioni, in base alle quali sono costruiti in cinque diverse versioni e dimensioni, e sono fatti per essere suonati contemporaneamente. L’intonazione degli strumenti varia da orchestra ad orchestra, ma ogni ensemble ha una coerenza interna basata su un tono portante (dawunbila), sul quale vengono intonati tutti gli strumenti in base ad un sistema tonale di 7 toni equidistanti. Questa scala è la stessa usata nel gamelan balinese e giavanese, e questo è il più forte degli argomenti sulla provenienza indonesiana di questa tradizione.

Il caratteristico suono definito “nasale” o “metallico” di questi strumenti si deve al particolare legno di cui sono fatti i tasti, localmente chiamato “mwenje“, ma si contano almeno 15 diversi materiali naturali nella costruzione di una mbila, tra diversi legni, cere, oli, pelli, gusci e zucche usate come casse di risonanza. La costruzione di questi strumenti richiede una perizia tecnica paragonabile a quella dei nostri liutai, e altrettanto complessa è la loro intonazione, che deve essere continuamente aggiustata per gli effetti del clima sui materiali.

Le composizioni che vengono eseguite da queste orchestre sono chiamate Migodo, hanno una durata di circa un’ora e comprendono un’ouverture seguita da una decina di “movimenti” all’interno dei quali si notano continue variazioni di tempo e stile. Ogni orchestra compone un nuovo Ngodo ogni circa due anni, che prende il posto del precedente che non verrà più eseguito.

Uno dei musicisti fa anche funzione di direttore d’orchestra, guidando gli altri componenti nei cambi di tema. Questa figura, chiamata “musiki wa timbilas” introduce anche parti improvvisate e declama i testi, che normalmente trattano di questioni di attualità inerenti alla comunità, spesso con una vena umoristica.

La tradizione delle timbila è antica: il primo documento che ne fa cenno è la cronaca di un missionario portoghese, Andre Fernandes, datata 1562, ma già nel 1352 un viaggiatore arabo riportava la presenza di xilofoni in Niger. Quanto ai Chopi, trattandosi di una popolazione non alfabetizzata, non abbiamo alcun documento: la tradizione musicale si tramanda di padre in figlio, e nelle stesse orchestre si trovano musicisti di ogni età, dai giovanissimi apprendisti agli anziani. La più colossale esibizione di timbila che si ricordi si tenne il 1 luglio del 1939, quando 100 musicisti e 200 danzatori si esibirono all’unisono per salutare l’arrivo in visita del presidente portoghese Carmona. Il presidente ne fu talmente impressionato che volle una piccola orchestra ad esibirsi a Lisbona l’estate successiva.

La tradizione dovette poi attraversare un drastico collo di bottiglia durante la guerra civile del 1975-95: la popolazione chopi residente in Mozambico venne decimata e l’unica orchestra rimasta in attività era quella di Venancio Mbande, emigrato come molti altri chopi in una miniera sudafricana, dove la tradizione veniva portata avanti avvalendosi di strumenti improvvisati nei quali, per esempio, le casse di risonanza erano ottenute con vecchi barattoli anziché con la tradizionale zucca “porongo“.

Tornato a Inhambane nel 1995, l’ora ottuagenario Mbande è il più famoso suonatore di timbila vivente, ha fatto due tournée in Europa, e sebbene non sia mai riuscito ad aprire una vera scuola di timbila, negli anni ha istruito almeno 500 tra musicisti e danzatori.

La tradizione della timbila resta comunque in pericolo di estinzione, anche a causa della deforestazione che rende il legno mwenje di sempre più difficile reperimento, e del proverbiale disinteresse delle nuove generazioni raggiunte dal miraggio del modello occidentale. Di questo pericolo si è fatta carico l’UNESCO, che nel 2005 ha dichiarato le timbila Patrimonio Immateriale dell’Umanità, promuovendo e finanziando iniziative per la loro conservazione.

Oggi, sebbene sia piuttosto difficile assistere ad un vero concerto tradizionale se non nell’annuale Timbila festival, qualche suonatore non manca mai nelle frequenti feste organizzate per le più disparate occasioni, piccole e rudimentali riproduzioni dello strumento vengono vendute come souvenir ai turisti, e il suono della timbila fa spesso capolino nella musica popolare contemporanea non solo mozambicana, incorporato in brani rap, techno o pop.

Dove ascoltare un’orchestra Timbila:

Sicuramente la culla della musica Chopi è il piccolo paese di Quissico, 130 km a nord est di Xai Xai sulla N1, dove, nel mese di agosto, si tiene il già citato Timbila music festival.

Se però non avete in programma un viaggio in Mozambico, e volete portare un po’ della musica di questo popolo in casa vostra, potete averne un assaggio guardando i video allegati!

 

 

 

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