Tenores: la voce antica della Sardegna

Sardinia Canto a tenores

A volte attraverso la musica è possibile gettare uno sguardo all’essenza della cultura arcaica di una località, anche quando quest’ultima è ampiamente sfruttata dal punto di vista turistico. Questo è particolarmente vero in Sardegna, dove la tradizione musicale è così radicata da resistere ai mutamenti di lingua, mestieri e costumi imposti dalla modernità, tanto che oggi anche nelle pizzerie della costa affollate di turisti in estate, non è difficile ascoltare dagli altoparlanti musica tradizionale, o quantomeno musica cantata in lingua sarda. In Italia solo a Napoli esiste una tradizione musicale altrettanto forte, con la differenza che, nel caso della Sardegna, quello che chiamiamo musica tradizionale ha radici eccezionalmente remote.
Tra tutte le forme di musica tradizionale ancora esistenti in Sardegna, la più particolare ed affascinante, quella che ha meritato di entrare nella lista UNESCO dei patrimoni intangibili dell’umanità, è il canto a tenore.
Diffuso nella Sardegna più rurale e lontana dalle direttrici turistiche principali, quella della Barbagia e del Supramonte per intendersi, il canto a tenore può essere ascoltato in occasione delle numerosissime feste che costellano e scandiscono la vita dei sardi, ma a riprova del fatto che per queste genti il canto a tenore fa parte della vita e non è una messa in scena per turisti, posso testimoniare di aver assistito ad un’esibizione di tenores anche in occasione di una commemorazione funebre.
Quella dei tenores è una tradizione antichissima, che ha attestazioni in epoca romana ma che si sospetta sia addirittura precedente, e risalente all’era nuragica, arrivata fino a noi immutata almeno nelle sue caratteristiche essenziali.
Di fatto, il canto a tenore si compone di una voce solista (sa oche, la voce) accompagnata da un coro formato da tre elementi: su bassu (il basso), sa contra (il baritono), sa mesa oche (il contralto). Tradizionalmente, si fanno risalire le tre voci del coro ad altrettanti suoni naturali: il basso imita la voce del bue, la contra quella della pecora, mentre la mesa oche riprende il sibilo del vento.
Mentre la voce solista canta un testo, naturalmente sempre in lingua sarda, che può essere in endecasillabi o in sette/ottonari, il coro risponde e costruisce un sottofondo ritmato pronunciando sillabe prive di senso compiuto. Basso e Contra, che cantano all’intervallo di una quinta costituiscono un particolarissimo “accordo gutturale” che può ricordare il canto difonico tipico di Tuva e della Mongolia, mentre sa mesa oche ha la particolarità di poter variare la propria tonalità conferendo varietà all’esecuzione.
I testi, che possono essere tradizionali o riadattati, possono coprire qualunque argomento della quotidianità: dall’amore alla vita pastorale, alla politica, allo scherzo, alla religione. Lo stile del canto cambia in base all’argomento trattato nel testo, può essere ritmato e ballabile, o solenne e malinconico (sa seria).

In Barbagia e nel nuorese non esiste paese che non abbia almeno una formazione di canto a tenore, si parlerà quindi di “tenores de Neoneli”, “tenores de Oniferi”, “tenores de Orgosolo” ecc; ognuna di queste formazioni ha caratteristiche proprie che distinguono orgogliosamente lo stile proprio di un paese da quello vicino. Occorre, naturalmente un orecchio ben allenato per distinguere queste varianti che per il pubblico locale sono origine di lunghe e serissime discussioni al termine di ogni esibizione.
Nella nostra epoca di facilità nelle comunicazioni, il canto a tenore è quanto mai noto anche al pubblico del “continente” ma merita di essere approfondito per essere compreso ed apprezzato in pieno. Al di là dei confini nazionali il canto a tenore è stato inizialmente portato alla notorietà da Peter Gabriel che ha pubblicato un CD nella sua famosa serie dedicata alla world music, alcune formazioni fanno tournée internazionali, ed è nato addirittura una formazione di tenores negli Stati Uniti.
La formazione più nota, anche per le sue numerose collaborazioni in ambito pop, è quella dei Tenores de Bitti, e proprio a Bitti si trova il Museo multimediale del canto a tenore, prima tappa fondamentale per chi desideri approfondire la conoscenza di quella che probabilmente è la più straordinaria forma di musica tradizionale in Italia. Un’altra formazione, quella dei Tenores de Neoneli, ha inciso un famoso album avvalendosi della partecipazione di cantautori italiani come Guccini, Baccini ed Elio. Molto particolare, infine, la presenza dei Tenores di Orosei nella colonna sonora del film L’ignoto spazio profondo di Werner Herzog.

Commenti da Facebook

comments

4 Comments:

  1. Davvero bello quando qualcuno che non é sardo dedica un articolo così ad una tradizione isolana molto forte. Io adoro quel tipo di canto. Ad Alghero durante la settimana Santa di Pasqua arrivano molti gruppi da varie zone dell’isola e mi piace moltissimo ascoltarli 🙂

  2. Mai sentita questa tipologia di canto! Mi ha fatto molto piacere scoprirla attraverso il tuo blog, magari adesso vado a cercare di ascoltare qualche “esibizione” 😉

  3. Pingback:A Bitti in Sardegna, fra musica, cultura e archeologia - Giorni Rubati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *