Il Supramonte di Oliena

Il Supramonte di Oliena

Ci sono buchi in Sardegna che sono case di fate, morti che sono colpa di donne vampiro, fumi sacri che curano i cattivi sogni e acque segrete dove la luna specchiandosi rivela il futuro e i suoi inganni. Ci sono statue di antichi guerrieri alti come nessun sardo è stato mai, truci culti di santi che i papi si sono scordati di canonizzare, porte di pietra che si aprono su mondi ormai scomparsi, e mari di grano lontani dal mare, costellati di menhir contro i quali le promesse spose si strusciano nel segreto della notte, vegliate da madri e nonne. C’è una Sardegna come questa, o davanti ai camini si racconta che ci sia, che poi è la stessa cosa, perché in una terra dove il silenzio è ancora il dialetto piú parlato, le parole sono luoghi piú dei luoghi stessi, e generano mondi“.

Michela Murgia, Viaggio in Sardegna

Andare in Sardegna e fermarsi al suo mare, non spingersi nell’interno del suo panorama maestoso e severo, non farsi incuriosire dalla sua cultura millenaria e dai suoi profumi antichi, non lasciarsi rapire dai sussurri che sembrano riecheggiare dalle sue pietre sarebbe un po’ come comprare un libro per la copertina e lasciarlo intonso sullo scaffale.

Perché se la Sardegna vi  ha catturati con l’azzurro del suo mare è con il cuore segreto e selvaggio dell’entroterra che vi imprigionerà.

Ecco perché oggi vi propongo un facile itinerario adatto a tutti che, nel giro di una giornata, permette di scoprire alcune perle del territorio che rappresentano solo un primo invito alla scoperta dell’isola.

La valle di Lanaitto, Supramonte di Oliena (NU).

Per quanto mi riguarda, degli oltre trecento chilometri quadrati di canyon, gole, massi squadrati, fiumi sotterranei e doline, sorgenti, grotte, foreste, valli, nuraghi che costituiscono il Supramonte, la valle di Lanaitto rappresenta uno degli ingressi più accessibili. La valle, conosciuta soprattutto per essere lo scrigno del villaggio nuragico di Tiscali (del quale però non parleremo in questo articolo), si trova esattamente nel Supramonte del paese di Oliena, a circa un’ora dagli schiamazzi delle spiagge di Orosei e Cala Gonone.  Per raggiungerla, dalla Strada Statale Orientale sarda 125, si  imbocca prima la SP 38 e, poi, superato il lago Cedrino grazie a un elevato e panoramico ponte, la SP 46. Qui si seguono le indicazioni per le sorgenti di Su Gologone: la prima tappa della nostra gita.

La sorgente di Su Gologone

La sorgente Su Gologone

La sorgente Su Gologone

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Su Gologone, riflessi

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Su Gologone: spicchi di cielo si confondono con il fondale

Questa scenografica risorgiva è considerata monumento naturale per decreto regionale. E non c’è da stupirsi. Lasciata l’automobile in un parcheggio apposito, si viene accolti dall’ombra e dalla frescura di un bosco di centenari eucalipti, lecci, oleandri e salici dolcemente chinati sulle sponde del fiume Cedrino.  Qui si può anche pensare di sostare per un picnic e mi è sembrato un luogo meraviglioso per staccare dalle giornate in spiaggia, magari dopo una botta di sole. Ma è scendendo i pochi gradini che conducono alla sorgente che si può davvero capire l’idillio di questo luogo, dove una spaccatura profonda nella roccia si specchia in un laghetto placido, di una trasparenza lapislazzuli, difficilmente ritrovabile altrove. Ogni tanto dall’anfratto spicca il volo qualche colombo e ci si aspetterebbe di vederlo inseguito da naidi danzanti. L’acqua, per giungere qui, ha scavato chilometri nella roccia, facendosi strada fra gli antri nel cuore bianco della montagna. E difatti, lasciato questo piccolo eden, si può continuare l’escursione addentrandosi nella valle di Lanaitto per visitare alcune sue grotte.

Sa Oche, Su Bentu

Sa Oche

Sa Oche

Recuperata l’auto, si torna di poco indietro nella strada e si seguono le indicazioni per le grotte di Sa Oche,  Su Bentu e il villaggio nuragico Sedda e Carros. Già solo percorrere la sterrata che pian piano si insinua nella valle merita il viaggio. Si scende infatti in una conca verde sorvegliata da aspre pareti molto note fra gli arrampicatori. Davanti a voi la quinta del monte Corrasi (m. 1463), punta Sos Nidos e punta Carabidda, dai profili taglienti. Si prosegue fino a giungere a un rifugio dove potrete lasciare la macchina e incontrare le guide della Gestur Sardegna che vi accompagneranno nelle visite. Infatti, pagando 2 €, si possono visitare autonomamente le grotte di Sa Oche e Su Bentu, mentre, con un biglietto unico di 10 €, si potranno visitare queste due grotte, il villaggio nuragico di Sedda e Carros e la grotta Corbeddu. Naturalmente, vi consiglio quest’ultima soluzione.

Le grotte di Sa Oche (la voce) e Su Bentu sono collegate attraverso un sifone, ma qui è materia per speologi. Ai poveri mortali, come me, è data la possibilità di gettare uno sguardo all’interno delle due cavità, caratterizzate da formazioni carsiche e laghetti. Non fatevi ingannare da quest’ambiente solo apparentemente tranquillo e che, durante le piogge, riversa nella valle 25 metri cubi di acqua che irrompono in rapide e gorgogli schiumosi.

Su Bentu, fantasmi speleo

Su Bentu, fantasmi speleo

Dopo questo antipasto, le giovani e appassionate guide vi introdurranno negli ambienti più affascinanti della visita.

La grotta Corbeddu

Giovanni Corbeddu

Giovanni Corbeddu

grotta Corbeddu; una grotta viva

grotta Corbeddu; una grotta viva

La grotta Corbeddu non è solo una splendida ricapitolazione di fenomeni carsici con bianche stalattiti e stalagmiti, colonne, residui ferrosi, habitat per licheni e microrganismi unici; non è solo una culla di ritrovamenti archeologici e preistorici che costituiscono la più antica testimonianza della presenza dell‘homo sapiens in Sardegna; ma è anche stata, soprattutto, il rifugio segreto del bandito Giovanni Corbeddu. Ed è per questa porta che si entra nella storia e nella cultura sarda e si rimane affascinati dalle figure fiere e solitarie che emergono dalle pieghe del tempo.

Grotta Corbeddu: stalattiti e stalagmiti

Grotta Corbeddu: stalattiti e stalagmiti

Qui, in un ambiente che mantiene temperatura costante di circa 16°,  il bandito, soprannominato “il re della macchia“, si riparava quando fuggiva dai carabinieri  ed è sempre in questo luogo, noto a tutta la comunità di Oliena, che accoglieva chi avesse avuto bisogno di un giudice imparziale nelle controversie quotidiane. Passeggiando per le vie del paese, vi capiterà senz’altro di incrociare il suo sguardo severo effigiato sulle mura delle case come un eroe cittadino.

Un ritratto fra gli altri attrasse il mio
sguardo: una fiera figura di bandito dalla barba
bianca e folta steso tra i rovi e i macigni su uno
sfondo di selva…. questo Re della macchia
la sola figura rimasta fino a ieri simpatica
nella folla degli altri delinquenti volgari
per non so quale senso orgoglioso
di cavalleria medievale

“.

Giulio Bechi, Caccia grossa

Il villaggio nuragico Sedda e Carros

Sedda e Carros, una capanna vicino al luogo sacro

Sedda e Carros, una capanna vicino al luogo sacro

Lasciata la grotta Corbeddu, si riavvolge completamente il nastro del tempo e ci si getta alla scoperta della civiltà nuragica grazie alla visita alla fonte sacra di Sedda e Carros. Immaginatevi, molto semplicemente, una struttura termale: al centro della valle, con stupendo affaccio sulle vette circostanti, una grande porta d’accesso. Ci sono i sedili della “sala d’attesa” che, con lungo corridoio, immettono alla fonte. Al di fuori, nel villaggio, è giunta gente da tutta l’isola, spinta dalla fama della fonte.  Sforzandovi un po’ potrete sentire le chiacchiere della gente che aspetta il proprio turno.

Sedda e Carros: l'ingresso

Sedda e Carros: l’ingresso

Una volta percorso il cammino di ingresso, sarete immessi in un ambiente circolare pregevole dove, astutamente, al calcare, deperibile in acqua, si è preferito il basalto, andando a creare un gradevole gioco bicromatico. Da teste caprine l’acqua, convogliata attraverso tubature, zampilla in un bacile.

Sedda e Carros: la fonte sacra

Sedda e Carros: la fonte sacra

Qui ad attendervi c’è il sacerdote del tempio che vi permette finalmente di partecipare ai riti sacri. Poco distante, quella che sembra una bella piscina gradonata probabilmente funzionale alle abluzioni liturgiche. Tornati bruscamente al presente non potrete fare a meno di farvi domande su questo luogo: chi era questa gente? da dove veniva? Perché il luogo è stato abbandonato? Che senso aveva? Ed infine: siamo davvero così diversi da allora o siamo solo degli sciocchi presuntuosi?

A questo punto vi tratterrete in chiacchiere con la guida che non vi nasconderà tutto il suo amore per la sua terra e per quello che sta facendo. Avrete ancora un paio d’ore per un tuffo al mare sul calar della sera, ma un po’ di quell’amore avrà toccato anche voi…come un tremito arcano. E da allora le pietre sarde vi attireranno sempre a sé. Come un magnete, ancora e ancora.

 

 

 

 

 

 

 

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