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Di ritorno da una bella escursione all’Orrido di Botri (LU) mi è venuta subito la voglia di scrivere un post.. Eccomi dunque a parlarvi degli Stretti di Giaredo… E..no, non mi sono sbagliata! E’ proprio di questo luogo magico della Lunigiana che voglio parlarvi…E proprio spinta dall’esperienza vissuta oggi. E’ già, perché in molti conoscono l’Orrido di Botri, ma in quanti hanno sentito parlare degli Stretti di Giaredo? A dire la verità negli ultimi anni qualcosa ha cominciato a muoversi, qualcuno sta fiutando il business e qua e là si trova qualche riga su questo luogo magnifico. Ed ecco perché, prima che sia troppo tardi, voglio condividere con voi quel che è ad oggi il segreto meglio custodito della Lunigiana...come arrivare e cosa aspettarsi negli Stretti di Giaredo.

Gli Stretti di Giaredo – non molto evocativo come nome, vero? –  sono 5 canyon scavati nei millenni dalle acque impetuose del torrente Gordana, un affluente del Magra, che sgorga dal monte Tecchione, scivola nella valle di Zeri, per poi scendere  fino a Pontremoli (MS). Per arrivarci,  da Pontremoli si prende la provinciale per il borgo di Zeri e si seguono le indicazioni per “Cavezzana Gordana”. Dopo poco troverete un bivio in cui bisogna andare a destra, quindi  si costeggia un nucleo di case sparse e, in corrispondenza di un tornante a sinistra, si imbocca la sterrata che conduce all’area di sosta.

Qui solo un piccolo pannello esplicativo vi anticiperà lo spettacolo che vi attende: non ci sono baracchini per biglietti, panchine, toilette… non vi daranno stivali come alle gole di Alcantara in Sicilia, né caschi come a Lucca…nulla di nulla.. Tutto è – nel bene e nel male – nelle vostre mani. E naturalmente non c’è biglietto.  Scendete fiduciosi nel fiume e percorretelo per un centinaio di metri fino all’entrata degli Stretti.

Vi dico subito che rimarrete stupefatti dallo scenario che si parrà davanti ai vostri occhi e che non potrete neanche minimamente intuire dall’esterno! Infatti gli argini del torrente si alzano così all’improvviso da ricordare le quinte di un teatro o i cancelli di un mondo misterioso. All’interno l’acqua limpida e fresca scorre placida, incastonata fra le pareti di roccia altissime che quasi si toccano. Qua e là, fra i massi, prosperano alberi il cui verde si riflette nel fiume donandogli incredibili riflessi smeraldo. Dall’alto filtra una luce ambrata che, come il faro di un palcoscenico,  svela particolari  avvolgendo l’ambiente di un’aura surreale. La bellezza della natura qui è prepotente e non ci metterà molto a convincervi a immergervi in acqua ed entrare in questo regno fatato.

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Fin dall’inizio dunque dovrete bagnarvi almeno fino al bacino, ma l’acqua in piena estate non è così fredda come potrebbe sembrare (su suggerimento di un lettore consiglio ai più freddolosi di portarsi una muta, non si sa mai). Proseguendo si incontrano le altre forre, la terza poi è bellissima: direi che se fossimo in America si potrebbe parlare (quasi) di uno slot canyon. Ma, oltre alla ristrettezza del passaggio, quel che colpisce è la varietà dei colori della roccia.

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Le pareti levigatissime e arrotondate giorno dopo giorno dal fluire del torrente sono formate di strati di diaspro alternati che ricordano il lavoro di un cake designer: crema al pistacchio, fragola, panna e un po’ di cioccolato. E le strisce si ripetono in una sequenza tanto perfetta da fare invidia a una cattedrale romanica.

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A questo punto potrete proseguire ancora fino ad arrivare all’ultimo canyon dove, volendo, potrete fare il bagno in una piscinetta di acqua dolce, ma i migliori sono sicuramente i primi. Tutto il percorso impegna per non più di 2 ore andata e ritorno.

Una buona idea è quella di armarsi di un canottino in cui mettere tutto il necessaire per una bella gita: macchina fotografica in primis! Superfluo dire che la stagione migliore per visitare questo luogo sia l’estate e che, trattandosi di un torrente, siano possibili inondazioni.

Insomma, questi canyon, nulla togliendo al fratello maggiore garfagnino, sono quanto di meglio si possa sperare di ottenere da un’escursione sul greto di un torrente e garantiscono un’esperienza straordinaria a grandi e piccini. Certo non ci sono i passaggetti su corda che fanno tanto adventure nell’orrido lucchese, ma i bagni nell’acqua fresca in un ambiente così selvaggio suppliscono perfettamente a questa mancanza. E poi le tonalità sfavillanti delle rocce, screziate dai riflessi dell’acqua e dalla luce filtrante, sono un mix irripetibile che quasi ricorda la gamma delle sfumature dell’arcobaleno. Anzi, fossimo in Usa, dove sanno bene come promozionare la propria terra e i canyon hanno nomi ben più suggestivi – quali Antelope, blu john, Peek a boo e così via – questo sarebbe il canyon dell’arcobaleno. Anzi da oggi lo chiamerò proprio così: rainbow canyon.

Affrettatevi prima che qualcuno ci metta le mani sopra! 😉

Doveroso aggiornamento:

ieri, 03/08/2013, una mia amica ha visitato il canyon….e ha trovato il livello dell’acqua più alto di quello descritto qui! Quindi preparatevi a eventuali fresche nuotatine…;)

 

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