Il borgo delle camelie: storie di fiori fra venti di rivolta ed echi orientali

Si dice che ogni fiore celi un segreto. La vanitosa camelia non è da meno… e della sua storia nascosta agli occhi voglio parlarvi in questo articolo. Per cominciare, bisogna recarsi in un luogo speciale della Lucchesia: Pieve e Sant’Andrea di Compito, nel comune di Capannori, che insieme formano il Borgo delle Camelie. A me è bastato il nome per convincermi ad una passeggiata qui, perfetta per dare il via alle uscite fuori di porta primaverili. Una volta  in loco, rasserenata dall’aria di campagna, con i suoi giardini curati, le case in pietra e il gorgogliare dei ruscelli, ho scoperto quanto il legame fra il fiore sofisticato e questo pezzetto di terra toscana sia radicato. Tanto da aver decretato la nascita della mostra Antiche camelie della Lucchesia che si fregia di introdurre il visitatore alla scoperta del patrimonio artistico e paesaggistico capannorese, proprio a partire dalle preziose collezioni della pianta.

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La camelia in Lucchesia…una rivoluzione: per capirne le origini, bisogna risalire il tempo con la mente fino al secolo del Romanticismo e sbirciare dai portoni negli orti e nei cortili profumati di grandi limoni. Fu a quel tempo che marchesi e signori di queste verdi colline furono come presi da una febbre per la camelia, che li spinse persino in gare botaniche tese alla creazione dei cultivar più esotici ed eleganti. Ma c’è di più. Fra di loro c’era un oculista importante, tale Angelo Borrini, medico personale del Duca di Lucca Carlo Lodovico di Borbone, che, infatuato dalle suggestioni orientali di questa specie floristica, ne introdusse molti esemplari rari e inconsueti. Me lo immagino mentre cammina nella corte della sua villa, in abiti borghesi, rendigote e jilet, con una pipa fra le mani, assorto in conversazioni erudite dal taglio scientifico. Ma quel tempo era anche un’epoca rivoluzionaria in cui fra i fiori si bisbigliava di ideali patriottici e del mondo migliore che si voleva costruire. Angelo Borrini non era soltanto un abile medico e un appassionato botanico: era soprattutto un repubblicano affiliato alla carboneria. Cosi si dice che fra queste mura ospitasse il gruppo insurrezionalista La Compagnia liberale che diffondeva il proprio credo  attraverso il giornale clandestino “La gazzetta del Serchio”. E sempre qui, le voci popolari affermano ancora, venne ospitato Giuseppe Mazzini durante le sue campagne di reclutamento per la causa italiana. A quel punto il bel fiore venuto dall’Oriente si caricò di significati legati alla lotta e al pensiero liberale. Una camelia non fu più soltanto una camelia e il suo segreto divenne l’impeto rivoltoso di cui si faceva simbolo. In particolare, la varietà Oscar, che Borrini dedicò al suo  primogenito, bianca, screziata di rosso insieme al verde delle foglie, era un inno al tricolore e molti altri  furono i cultivar battezzati alla memoria di eventi ed eroi risorgimentali:  La Carbonara; Francesco Ferruccio22 marzo (la  data delle famose cinque giornate di Milano); La Bella Romana; Roma Risorta. Il linguaggio dei fiori non fu mai più cosi esplicito come in quello scorcio di secolo a Sant’Andrea di Compito.

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E’ per questo che ancora oggi, frusciando fra le foglie verdi e lucide e le corolle sgargianti, le brezze sembrano portare con sé le parole ispiratrici del grande leader ottocentesco. E forse, oltre al clima ideale, alla massima adattabilità della pianta e alla sua bellezza, si deve a questo la sua diffusione in terra lucchese.borgo-camelie

Le camelie compitesi oggi: la passione per le camelie non è terminata con la nascita dello Stato italiano, ed anzi ha continuato a crescere fra questi morbidi declivi continuando ad arricchire le piantagioni compitesi. Per esempio gli eredi del Borrini nella Antica Chiusa di loro proprietà  hanno importato, nel 1990,  la Camelia Sinensis L. , meglio nota come pianta del tè. Ha quindi sede qui l’unica coltivazione di tè italiano, che può anche essere acquistato dai visitatori della produzione.

Ed  infine, nel 2005,  la comunità locale ha dato vita al particolarissimo Camellietum: un terreno adibito alla salvaguardia e alla crescita dei cultivar del fiore compitese antecedenti al 1900. Sono circa 1000 le varietà che hanno trovato nelle ricche proprietà del suolo e nella presenza delle acque che scendono dai monti pisani un habitat adatto alle loro esigenze. Non a caso questo bosco fiabesco nel 2016 ha meritato il titolo di giardino d’eccellenza. Anche per i non adepti del vivaismo camminare fra queste piante monumentali, perdersi fra i loro petali e le dediche suggestive che accompagnano ogni esemplare, è un’esperienza viva e appagante.

La mostra Antiche Camelie della Lucchesia: un suggestivo percorso che guida alla scoperta delle coltivazioni di Camelie nel territorio compitese è quello proposto dalla mostra Antiche Camelie della Lucchesia. Un evento che ogni anno conquista sempre più appassionati e che ha luogo nelle prime settimane di marzo. I borghi si visitano rigorosamente a piedi e fra le attrattive notevoli, oltre ai già citati villa Borrini, Antica Chiusa Borrini e il Camellietum, vi sono villa Orsi, villa Giovanetti, villa Torregrossa. Ma è senz’altro la visione d’insieme dei vecchi abitati, delle chiese e dei monumenti medievali, del rumoreggiare meditativo dei ruscelli e delle fioriture seducenti il punto di forza di questa iniziativa.

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Al Centro Culturale Compitese ogni anno vengono organizzate infine mostre sempre diverse legate dal fil rouge dell’uso delle camelie nelle culture orientali. Sempre in questo spazio è possibile pranzare e vengono organizzati eventi per i bambini. Dal momento che si tratta di una camminata in saliscendi sconsiglio a chi viaggi con i bambini di usare passeggini o navicelle: meglio munirsi di marsupio! La macchina si può lasciare al Frantoio Sociale del Compitese dal quale partono i bus navetta diretti al borgo.

Per le tariffe, gli eventi e gli orari delle prossime edizioni vi consiglio di consultare il sito Antiche Camelie della Lucchesia.

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