Dordrecht, Biesbosch e Kinderdijk: in Olanda, dove la terra nasce dall’acqua

Un paese di acqua e di terra, sopra cui scorre un cielo arabescato dalle nuvole in corsa: è questo il ritratto che prende forma sul fondo del bicchiere colmo di ricordi del mio recente viaggio nei Paesi Bassi. Qui, alzando lo sguardo, non è difficile immaginarsi pittori e quando poi la luce del sole inonda il panorama si capisce come mai questa terra abbia dato i natali a tanti artisti che hanno speso la vita intera a imitare ombre e riflessi dorati. Ma questi orizzonti senza fine raccontano anche della lotta epica fra l’uomo e la natura, i cui segni, a chi li voglia leggere, appaiono ovunque.

Fra i canali, le dighe, i mulini di un tempo e le pale eoliche di oggi, i piccoli paesi dalle grandi finestre e le metropoli avveniristiche è impossibile non cogliere la fierezza di questa gente famosa per aver vinto il mare, solcato gli oceani e aver piegato gli eventi atmosferici a proprio vantaggio. Ma se è vero che questo rapporto di “odio e amore” fra l’uomo e l’acqua nelle sue mille espressioni è l’essenza del paese dei mulini, è altrettanto vero che ci sono luoghi particolari in cui lo si tocca con mano.

Il primo di questi è sicuramente la cittadina di Dordrecht. Dordrecht, 118.607 abitanti, situata all’interno del Reno, ha una conformazione che pare un rompicapo. Qui fiumi, porti, canali, e città si mischiano a tal punto da non rendere possibile riconoscere dove inizi l’uno e finisca l’altro.  Ed infatti ci si accorge soltanto guardandola dall’alto che questa città sorge su un’isola del grande fiume che, dopo aver attraversato mezza Europa,  in Olanda sposa la Mosa, ed insieme si frantumano in una miriade di corsi d’acqua che a loro volta si uniranno al mare.

Non a caso, Dordrecht è la municipalità più antica dei Paesi Bassi, riconosciuta dai documenti già nel 1220, quando si trattava del più fiorente centro commerciale dei Paesi Bassi, proprio per la posizione strategica dei suoi porti. Presto, la sua fama fu eclissata dall’affermarsi di Bruges, ma la sua natura acquatica  è la stessa di allora. Camminando per queste viuzze si respira un’atmosfera quieta e pura che non ho trovato altrove. Dordrecht non urla la sua bellezza dall’alto di monumenti grandiosi, ma si lascia ammirare mentre si specchia pigra nelle acque verdi e placide dei suoi porti. Oltre alle belle abitazioni signorili del Settecento, rapiscono lo sguardo i graziosi giardini e i piccoli terrazzi protesi sui canali.Di quando in quando qualcuno si affaccia: chi si gode il sole, chi sorseggia una tazza fumante di caffè o un drink: in questa giornata di cielo terso sono tutti rilassati. Del resto, è facile farsi contagiare dalla pace che questo luogo ispira. E allora non c’è niente di meglio che fare come gli abitanti, e appollaiarsi sui gradini che conducono in acqua ad osservare il passaggio silenzioso delle barche sotto i ponti o il nuotare della anatre. Ma non bisogna farsi trarre in inganno da questo quadro idilliaco perché  Dordrecht è anche una realtà molto vivace e stimolante. Il centro storico pullula di gallerie, negozietti di antiquariato e design. Non mancano neppure monumenti da vedere, fra i quali non si può non citare la Grote Kerk, l’imponente cattedrale curiosamente pendente da un lato.  C’è poi un punto preciso da visitare che rappresenta l’ultimo pezzo del puzzle, quello che chiarifica tutto: la Groothoofdspoort, l’antica porta della città  da cui  si ammira la convergenza fra i fiumi che circondano l’abitato. Soltanto qui ci si rende conto  di trovarsi letteralmente “in mezzo all’acqua”.

Del resto, basta uscire di poco dalla cittadina per ritrovarsi a tu per tu con l’altra faccia della medaglia di questo connubio burrascoso fra l’uomo e le forze della natura in Olanda. Nel 1421 la terribile alluvione di Sant’Elisabetta funestò Dordrecht. Tutte le coltivazioni nei dintorni vennero spazzate via e ne nacque un mare interno che, a poco, a poco, con la caparbietà che li contraddistingue, gli Olandesi bonificarono per far posto a salici, canne e giunchi.

Quel luogo, oggi, è il Parco Nazionale del Biesbosch: una distesa immensa fra corsi d’acqua, praterie, dune sabbiose, paludi e pozze fangose della dimensione di circa 9.000 ettari, rifugio di molti uccelli e, soprattutto, castori. Il Biesbosch, copre un territorio che va dall’Olanda del sud al Brabante e rappresenta uno dei parchi più importanti dei Paesi Bassi: uno dei pochi in Europa in cui è possibile osservare il fenomeno delle maree fluviali.   Peccato che, al di fuori del Paese, sia così poco conosciuto. Ed in effetti abbiamo molto faticato anche solo a trovare informazioni al proposito. D’altra parte qui mi sono sentita come se condividessi un segreto con i locali, sparpagliati sull’erba a fare un picnic, a passeggiare o a svagarsi in canoa. Già perché il Parco può essere visitato in svariati modi, ma sicuramente il più adatto alla sua esplorazione è mediante le imbarcazioni – canoe o barchette – che vengono noleggiate proprio di fronte al Centro Visite del parco. Le acque sono così tranquille che una gita con la piroga in mano si presta anche ad essere fatta con i bambini. Il divertimento è assicurato: anatre, rane e piccole tartarughe sono compagne assicurate dell’escursione. Ma il vero gioco sta nell’individuare le dighe dei castori. Difatti, questo habitat così particolare è il prediletto dai famosi roditori, ai quali nel Parco è stato dedicato anche un percorso da fare con i bambini che accompagna alla scoperta delle loro tane, spiegandone nel contempo le abitudini di vita. Anche se è difficile incontrare questi animali che prediligono uscire al tramonto, la prospettiva di vederne qualcuno e di avvicinarsi alle loro case fa la felicità dei cuccioli di famiglia esattamente come un safari esotico. Terminata la gita in barca, vale senz’altro la pena concedersi un giro a piedi (o in bicicletta, naturalmente)  per le verdi radure dove l’atmosfera cambia completamente e sembra di esser finiti dentro lo scenario della Casa nella Prateria. E’ davvero un’Olanda insolita quella che si apprezza visitando questa zona, ben lontana dall’immagine comune di canali, mulini, e tulipani.

E’ anche vero che se si è formata una tale immagine nella mente dei viaggiatori di tutto il mondo  un motivo c’è. Ed infatti le pittoresche pale ruotanti capaci di convertire un elemento atmosferico “nemico”, come il vento,  in energia per drenare il terreno assediato dall’acqua, sono l’emblema dell’intelligenza e dell’inventiva del popolo olandese.  Ed è proprio grazie ai mulini a vento, uniti alle dighe e alle fortificazioni se i Paesi Bassi sono riusciti a guadagnarsi la terra, strappandola all’invadenza del mare e dei fiumi.  Per questo non è sbagliato considerare i mulini delle autentiche icone del paesaggio olandese. E d’altra parte per accorgersene basterà guardarsi intorno che le loro sagome spunteranno ovunque. Tuttavia, anche in questo caso esistono luoghi deputati  alla loro osservazione  e fra i tanti, io vi consiglio quelli del Kinderdijk, nella zona dell’Alblasserwaard, poco distante da Dordrecht.

Non a caso, i 19 mulini del Kinderdijk sono annoverati nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco.  Splendidi esempi di archeologia industriale, queste macchine prodigiose furono costruite nel 1740 quando ci rese conto che i canali, da soli, non riuscivano più a contenere il livello delle acque dei polder. E oggi, stanno ancora lì: ritti contro il cielo, a testimonianza del coraggio degli Olandesi di non arrendersi alle avversità. Sarà per questo che considero la nostra passeggiata al Kinderdijk uno dei momenti più belli e pieni del nostro viaggio in Olanda.  Perché, all’improvviso, ho capito il senso della leggenda che vuole che durante la terribile alluvione di Sant’Elisabetta – di cui vi ho parlato sopra – un gatto e un bambino dentro a una culla, scampassero la morte poiché la cesta si depositò sulla diga.  Da allora, quel luogo fu rinominata la “diga dei bambini“, in Olandese Kinderdijk, appunto, come segno di speranza.  E perché camminando qui, sotto i colori cangianti di un labirinto d’acqua mosso dalla nuvole, osservando i due filari perfetti di questi giganti della tecnica,  alti e fieri, si  afferra in  un istante il significato di quell’espressione locale che dice “Dio ha creato il mondo, ma gli Olandesi hanno creato l’Olanda“. Niente di più vero.

Informazioni pratiche:

Dordrecht: la città più antica d’Olanda si trova poco distante dalla città di Rotterdam, dalla quale può essere raggiunta comodamente in autobus oppure in battello e naturalmente in auto. Nel caso scegliate la via acquatica, le partenze del waterbus avvengono presso il ponte Erasmus. Qui maggiori info.  Per soggiornare, come sapete noi abbiamo fatto base all’Aia, ma senz’altro, un’esperienza da fare è quella di dormire in una ex torre del pompaggio dell’acqua convertita nell’ hotel di charme Villa Augustus!

Parco Nazionale del Biesbosch: si capisce di essere in un luogo non turistico quando si fa fatica a trovare informazioni persino in Inglese! E’ quanto ci è accaduto con il Biesbosch, sul quale vi riporto quello che abbiamo capito. Il parco può essere raggiunto in 15 minuti di autobus da Dordrecht, in partenza dalla stazione dei bus. Un’alternativa, è ancora una volta il waterbus con partenza dal molo di Merwekade o Sliedrecht (maggiori info, qui). Naturalmente se siete muniti di auto, potete raggiungerla da Dordrecht in 10 minuti con il vostro mezzo. Una volta arrivati, fermatevi ad osservare il Centro Visita- Museo, recentemente rinnovato e particolarmente apprezzato per le pratiche architettoniche ecosostenibili e con un bel tetto verde! Maggiori info sul parco sul sito ufficiale(in Olandese!) e su questa brochure .

Kinderdijik: il sito è uno dei più conosciuti d’Olanda. Per questo motivo è facilmente raggiungibile dalle principali città in autobus, e da Rotterdam e Dordrecht anche con il waterbus. Maggiori info le trovate sul sito ufficiale.  Anche in questo caso, se siete in macchina, potrete parcheggiare a pagamento fuori dal sito. L’entrata nell’area è gratuita, si paga solo la gita in barca o se si vuole visitare due mulini dall’interno per scoprire la storia del sito e la vita dei mugnai.

 

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