DSC_2228E’ proprio vero che ogni stagione ha sempre il suo colore, una sua magia e c’è sempre un buon motivo per tornare in posto e viverlo in diversi momenti dell’anno. Prendiamo ad esempio Levanto e i suoi sentieri… Noi, local (come mi sono sentita simpaticamente chiamare da un amico) un po’ sociopatici e che rifuggiamo le folle amiamo venire da queste parti fuori stagione per schivare il picco di affollamento turistico. E poi perché ci sentiamo un po’ dei privilegiati: vuoi mettere godersi il panorama sul mare a dicembre, quando non c’è davvero nessuno, solo un solicchio tiepido che ti invita a stare in maglietta a maniche corte quando solo una trentina di chilometri più in là vai in giro col piumino? Non ha prezzo.

Però un giorno ti capita che ti ritrovi con amici blogger al #weLevanto a e ti si propone di fare una bella escursione da Levanto a Monterosso passando dal Promontorio del Mesco. L’alternativa è una meravigliosa gita in barca lungo la costa e, ammetto, la cosa mi tenta. Quando mi ricapita? Ma poi penso alla bellezza del luogo, a quei panorami infiniti e alla bellezza di raggiungere un luogo lentamente, passo dopo passo. In fondo è questo l’ingrediente segreto dell’escursionismo: quella sensazione di esserti meritato la meta con la fatica e la determinazione. Sia essa un laghetto alpino, la vetta di una montagna, una spiaggia remota o, come in questo caso, un delizioso borgo.  Oltretutto questa volta la compagnia è d’eccezione…perciò la decisione è presa: si cammina!

Il sentiero da Levanto a Monterosso non presenta grosse difficoltà e, con un po’ di attenzione e le scarpe giuste, si presta ad essere percorso veramente da tutti. Il mio gruppo, per questioni logistiche, si avvia in tarda mattinata dal centro cittadino. Il mio consiglio è quello di partire, se possibile, presto per evitare il solleone dell’ora di pranzo che può indebolire e rendere più faticosa la salita. Ci guida Roberto, del Salty Dog cafè di Levanto che impreziosisce la camminata di informazioni storiche, culturali, aneddoti e storie come solo uno del posto può fare. Nel primo tratto, ben segnato dal segnavia bianco-rosso CAI, si attraversa la parte storica di Levanto: possenti mura di pietra su cui crescono edere incorniciano mulattiere che sembrano riportare indietro nel tempo:davanti a noi la cattedrale romanica e un castello.

Levanto, vecchio percorso fra le mura

Levanto, vecchio percorso fra le mura

Levanto, il Duomo di Sant'Andrea

Levanto, il Duomo di Sant’Andrea

Ci fermiamo quindi ad osservare un’antica cava di marmo rosso di Levanto oggi abbandonata, ma in uso già ai tempi dei Romani. Una “Cararina” come me non può che drizzare le antenne quando sente parlare di cave e ammetto che non conoscevo questo marmo, le cui lastre sono state usate nella cattedrale di Genova , nella Palazzina Reale di Santa Maria Novella a Firenze e persino nella Chiesa sul Sangue Versato a San Pietroburgo.

marmo rosso di Levanto

marmo rosso di Levanto

Riconosco nel predominante rosso scuro violaceo chiazzato di verde i colori che tanto mi piacciono della spiaggia di Bonassola e ora mi è tutto più chiaro. Pian piano il sentiero comincia a salire e si aprono scorci indimenticabili sulla baia di Levanto.

la baia di Levanto, dal sentiero per Monterosso

la baia di Levanto, dal sentiero per Monterosso

Ci inoltriamo poi in un bosco che, con la sua ombra, rende la salita più agevole. Di tanto in tanto la vista si apre sul mare con squarci sul blu profondo e limpido che quasi quasi ti vien voglia di saltare giù! Poi il blu, lascia spazio al verde giada, lo smeraldo, l’azzurro e sotto le acque traspaiono le rocce. Superlativo!

A precipizio sul mare...fiori giallo sole

A precipizio sul mare…fiori giallo sole

I colori del mare di Levanto

I colori del mare di Levanto

Devo dire che si incontra tanta gente lungo il cammino, ma questo non mi dispiace: i turisti di queste zone provengono un po’ da tutto il mondo e si respira un’aria di vera vacanza!

Qua e là si scorgono terrazzamenti, ulivi, casupole abbandonate che testimoniano quanto fosse stretto il rapporto con l’ambiente in un’epoca non troppo lontana. Ed ecco che presto giungiamo in un luogo emblematico in tal senso: uno spiazzo da cui, spiega con passione Roberto, parte una traccia (per noi invisibile) che porta alla Gatta. La Gatta è una punta sul mare vicino a cui si aprono alcune cave di arenaria. Fino agli anni Trenta del Novecento qui si recavano i Levantesi a lavorare e, come spesso accade in questi contesti, oltre a lavorare si procuravano del cibo per rimpinguare la cena: oggi un branzino, domani le profumate erbette con cui le mogli impararono a farcire la pasta, inventando i golosi gattafin. Ecco dunque che il legame inscindibile fra Levanto e il suo territorio ha lasciato la sua impronta anche in cucina…e che impronta! Se passate da queste parti, non potete non assaggiare i gattafin!

Levanto, deliziosi gattafin

Levanto, deliziosi gattafin

Chiusa la parentesi culinaria, ripartiamo in direzione punta Mesco. Adesso il sentiero si è fatto più dolce e la vegetazione più rada. Finalmente, giunti in quota, la fatica lascia spazio alla meraviglia e fra gridolini di stupore, scatti fotografici a più non posso, chi twitta e chi posta su facebook ci abbandoniamo all’estasi della vista su tutta la costa del parco delle Cinque Terre e oltre. C’è chi dice che si veda anche la Corsica…e non c’è da stupirsi perché in una giornata così tersa lo sguardo spazia incontrastato: sotto di noi, Monterosso al Mare. Poi, fra il rapido susseguirsi di colline verdi, spuntano: Vernazza, Corniglia, Manarola. Ancora più in là verso la Toscana, dove le alture si fanno azzurrate, ecco inconfondibili l’isola Palmaria, il Tino e il Tinetto.

#welevanto..il dietro le quinte! i blogger twittano!

#welevanto..il dietro le quinte! i blogger twittano!

davanti a loro...ecco il panorama: Cinque Terre, arcipelago della Palmaria

davanti a loro…ecco il panorama: le Cinque Terre e l’arcipelago della Palmaria

Anche se non è la prima volta che godo di questa panorama, sono contenta come una bimba ed ogni volta resto imbambolata con un sorriso ebete sulla faccia. E poi sono felicissima che tutti questi amici blogger possano conoscere questa meraviglia!  Adesso, dopo una deviazione alle rovine del Romitorio di Sant’Antonio Abate, è tutta discesa.

Rovine del Romitorio di Sant'Antonio Abate

Rovine del Romitorio di Sant’Antonio Abate

E presto giungiamo nella mitica Monterosso dove ci rifocilliamo ben bene (leggi qui un racconto eno-gastronomico su questa località).

Monterosso, la spiaggia

Monterosso, la spiaggia

Ma il mio cuore è rimasto lì, in alto: intrappolato fra le eriche e i corbezzoli incapace di abbandonare quel luogo incantato.

Informazioni pratiche:

Il sentiero Levanto-Monterosso porta il segnavia CAI bianco-rosso; la numerazione sta cambiando e in futuro potreste trovare l’indicazione SVA: sentiero verde-azzurro.

Il dislivello è di circa 300 metri, il percorso si porta a termine in 2.30/3.00 ore. Il livello di difficoltà dell’itinerario è classificato, secondo le categorie nazionali CAI, come: E (escursionistico).  Non ci sono tratti esposti. Per verificare la percorribilità del sentiero (per frane, smottamenti o altro) potete scrivere al CAI della Spezia: cailaspezia@libero.it

Da Monterosso si può rientrare a Levanto in treno. Per il soggiorno a Levanto rivolgetevi senza esitazione al Consorzio Occhioblu Levanto Informa: hotel B&B, agriturismi e ristoranti ce n’è per tutti i gusti!

Se ti è piaciuto l’articolo potrebbe interessarti anche: una giornata al Mesco: Cinque Terre-Levanto oppure scoprire l’arte di Emanuele Luzzati custodita nel borgo!

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