Alla ricerca della perduta Florentia romana con Guido Tour Sharing

E’ sempre un piacere per me tornare a Firenze. Quasi sempre entro in città salendo i gradini della Stazione di Santa Maria Novella e quando d’improvviso la mia visuale conquista l’aria aperta con il via-vai brulicante delle persone sui marciapiedi stretti, calpestati chissà quante volte nel corso del tempo, mi sento un po’ in vacanza. Firenze è uno spettacolo a cui non mi abituo mai e mai mi stancherò dell’apparire magnetico della massa compatta del Battistero di San Giovanni e delle cupole rosse della Cattedrale. Nonostante conosca quasi a menadito la storia di quei monumenti che ci invidiano tutto il mondo, non mi ero mai chiesta, però, come fosse Firenze prima di quell’epoca che l’ha resa tanto famosa. Ci voleva quindi un tour per nulla scontato e quanto mai pionieristico per rispondere a questa curiosità.

Visitare Firenze con Guido Toursharing

L’occasione l’ho avuta qualche settimana fa quando sono stata invitata a partecipare alla visita guidata Le Origini di Firenze dalla start-up Guido Tour Sharing . Oltre quindi ad approfondire la storia della città mediante un tour molto particolare, ho avuto la possibilità di “testare” il funzionamento di questa nuova piattaforma di “turismo collaborativo”.  Di app e di portali turistici ormai la rete è piena, ma Guido Tour Sharing è davvero innovativo e val la pena conoscerlo meglio. Guido nasce infatti con un duplice scopo: da un parte permettere alle guide turistiche di collaborare, di mettere in luce i propri servizi su un portale pratico e funzionale. Dall’altra, far sì che sempre più visitatori possano godere del valore aggiunto che comporta l’affidarsi a una guida turistica nell’esplorazione delle città. Bisogna infatti riconoscere che spesso i tour guidati sono moto costosi e il più delle volte si finisce con il rinunciarvi. Con Guido, molto semplicemente, si prenota la visita sul sito, condividendola con altri che fanno lo stesso. Man mano che gli iscritti aumentano, il prezzo a persona diminuisce perché la spesa totale rimane sempre la stessa. E’ evidente che con questo sistema geniale anche i tour più costosi diventano accessibili. E poiché più visitatori si avranno più il costo diminuirà, sarà interesse degli iscritti coinvolgere altri a partecipare. In questo modo i primi portavoce del tour saranno i partecipanti stessi che faranno da cassa di risonanza dell’evento.  Proprio per enfatizzare questo ruolo attivo del visitatore e amplificare la convivialità dell’evento gli ideatori di Guido hanno pensato anche a una formula autenticamente social: il momento “taverna”. Un dieci minuti o anche più a fine visita in cui scambiare quattro chiacchiere con la guida davanti a un aperitivo, conoscersi e perché no, progettare altre interessanti uscite.

Guido Tour Sharing ha quindi secondo me anche un merito meno evidente, ma comunque importante: quello di svecchiare il tour guidatoavete presente quelle masse che rotolano velocemente da un punto all’altro della città inseguendo una bandierina? –  offrendo punti di vista insoliti e nuove chiavi di lettura anche in luoghi in cui si penserebbe sia già stato detto tutto. Diversamente da quanto accade nei tour più classici poi, l‘uso di smartphone e macchine fotografiche non solo non è mal visto, ma viene incoraggiato: chi partecipa all’evento diventa narratore in prima persona ed il suo punto di vista assume un ruolo centrale nel diffondere e divulgare le conoscenze senza mai annoiarsi e piuttosto divertendosi. Esattamente come successo a noi a Firenze!

La perduta FlorentiaAlla-ricerca-della-perduta-Florentia-romana-05

Il nostro tour alla ricerca della Florentia romana ha preso le mosse da Piazza della Repubblica, quando abbiamo incontrato la nostra guida condivisa, l’archeologa Beatrice Landini. Vi dico subito che sono sempre più convinta che il beneficio più grande che ricaviamo da queste visite sia la condivisione della passione di chi fa questo mestiere. Si capiva benissimo, parola dopo parola, quanto Beatrice ami il lavoro dell’archeologo ed è grazie a questo amore incondizionato se siamo riusciti insieme a ricucire i fili di una civiltà perduta, a immaginarla, a vederla quasi davanti ai nostri occhi. Bisogna infatti dire che a Firenze i reperti romani non sono così evidenti, come ad esempio a Rimini, e Beatrice ci ha aiutato a scorgere sotto il girare vorticoso di una giostra e le orme frenetiche dei passanti l’antico foro Romano, dove venne fondata la romana Florentia, a ricostruire le tracce dell’antiche mura, a guardare dentro le vetrine con occhi diversi per rendersi conto che queste custodiscono tesori sepolti.

Grazie a lei, abbiamo vissuto qualche ora sentendoci un po’ come degli apprendisti Alberto Angela rincorrendo toponimi, ascoltando detti popolari, interpolando immagini satellitari. E la passeggiata con Beatrice – forse è vero che “i nomi sono conseguenza delle cose”. Ho trovato alquanto curioso che a farci da guida nella città di Dante ai tempi di Virgilio fosse proprio una donna che si chiama come la sua musa! – ci ha svelato anche alcuni dettagli del lavoro degli archeologi che difficilmente avremmo saputo in altro modo. La nostra guida ci ha raccontato delle difficoltà di avviare uno scavo in Italia, dal momento che bisogna scoperchiare centri storici spesso di enorme valore. E quindi l’archeologo si muove come un investigatore che cerca e analizza ogni traccia nascosta fra le pieghe del tempo: particolari che a noi sembrano insignificanti sono indizi importanti. Le parole, per dirne una, sono pietre fondamentali in questo faticoso lavoro di ricostruzione.  Il termine “capaccio“, che oggi indica un punto preciso del capoluogo toscano,  viene dal latino “caput aquae” e quindi ha confermato l’esistenza di un acquedotto ed ha aiutato a determinarne la posizione. Oppure il toponimo “Borgo de’ Greci”  ci rivela che in questa zona un tempo vi risiedessero persone provenienti da est (e quindi ha suggerito agli studiosi dove cercare il tempio dedicato alla divinità orientale Iside). Insomma, quando l’archeologo indica con gesto sicuro, quasi da rabdomante, il punto in cui procedere sa già cosa troverà. Ed è questo, a mio avviso, uno dei tratti più affascinanti di questo mestiere di cui, durante il tour Le origini di Firenze abbiamo conosciuto le emozioni.Alla ricerca della perduta Florentia romana 03.

A questo punto mi dovete scusare se non vi voglio raccontare troppi dettagli, ma non voglio rovinarvi la sorpresa che avrete seguendo Beatrice! Qui vi anticipo solamente che il pezzo forte del tour  è stata la visita agli gli scavi del teatro romano celati sono Palazzo Vecchio: è stato come completare un puzzle e, d’un tratto, tutte le tracce che avevamo seguito fino a quel momento si sono materializzate davanti a noi, mostrandoci la bellezza, ancora intatta delle costruzioni antiche.

Il teatro un tempo era un luogo capiente che arrivava ad ospitare circa 10.000 persone. Oggi sappiamo con esattezza dove si trovavano la cavea e le gradinate per gli spettatori, tutte informazioni che spiegano, con meraviglia, l’andamento inclinato della Piazza della Signoria. Nei secoli il teatro venne prima abbandonato, poi usato come cantina, stalla, discarica, quindi inglobato nella costruzione del Palazzo Vecchio prima di cadere nell’oblio. Sino a quando se ne ritrovarono i resti con la costruzione del fognone ottocentesco e da allora generazioni di archeologi non mai smesso di sperare di poterlo rivedere: dovette passare più di un secolo da allora, ma alla fine il teatro è tornato alla luce ed oggi è fruibile al pubblico. E questo, secondo me, è il miracolo dell’archeologia.

Il momento taverna

Come vi dicevo poco prima, ogni tour di Guido si conclude con un simpatico scambio di battute in un locale tipico del centro: un incontro ribattezzato “momento taverna”, dove si raccolgono anche le impressioni dei partecipanti sulla visita appena conclusa con l’obiettivo di renderla ancora più interessante. Io ho partecipato come inviata – “ambassador” è il termine ufficiale, tanto che adesso anche a casa mi prendono in giro e mi chiamano così! – dell’Associazione Italiana Travel Blogger. Si tratta di un’iniziativa molto piacevole in cui confrontarsi e in cui possono nascere nuove  -reali e non virtuali – amicizie! Un saluto, lo mando quindi a tutti i miei compagni di tour!

Informazioni pratiche

Ci si può iscrivere al tour “Le origini di Firenze” sul sito di Guido I love Guido. oltre a questa visita guidata se ne trovano molte altre interessanti nella città del giglio, ma anche a Milano, Pavia, Parigi solo per nominarne qualcuna.  Una volta iscritti, si attende il raggiungimento dei 5 partecipanti (soglia al di sotto della quale il tour non può partire) e poi si può monitorare l’andamento del prezzo, sempre a scendere, mediante le comunicazioni che Guido invia sulla propria mail. Le guide sono tutte certificate e offrono tour molto diversi. I bambini sotto i 10 anni generalmente non pagano, ma vi consiglio di informarvi prima.


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