Quante storie racconta il mare del Golfo di Baratti: sono così numerose e varie che potrebbero costituire un romanzo che rimbalza di continuo fra presente e passato.  Ad esempio, la prima storia è quella di bambini che giocano sulla riva di una spiaggia poco affollata con un mare pulito e fondali dolcemente digradanti e che si divertono ad osservare quella sabbia così strana: a tratti nera “coi brillantini” come l’ombretto della mamma.

Non c’è neanche bisogno di portarsi l’ombrellone, perché  quest’arenile a mezzaluna è cinto da una bellissima pineta, con alberi forti e statuari che sembrano emergere da un dipinto macchiaiolo. E poi, da un lato sale dolcemente la collina coronata dalla torre inconfondibile del borgo di Populonia.

La seconda storia è quella della civiltà etrusca che raccontano le pietre del Parco Archeologico di Baratti e Populonia a sua volta parte dei Parchi della Val di Cornia – proprio alle spalle del tratto marino. E’ la storia di un popolo antico e per certi versi ancora misterioso qui dedito alla lavorazione del ferro. Se ne possono carpire degli scampoli di vita attraverso la visita alla Necropoli di San Cerbone, percorrendo in silenzio il selciato della “via del ferro” e immaginando la quotidianità che scorreva su, all’Acropoli. E, a proposito di ferro, c’è anche il racconto della miniera e dei “venti metri di residui metallici” che coprivano tutto fino a pochi anni fa, come ci ha raccontato la guida dell’area protetta, e le cui tracce sono proprio quelle pagliuzze sbrilluccicanti che incantano i bagnanti sulla riva.

Ma, in fondo la storia che mi piace di più  fra quelle del mio romanzo immaginario su Baratti è la nostra: la storia di una famiglia che qui ha trovato un luogo ideale per il relax, l’esplorazione e il divertimento. Una Toscana insolita e “segreta” protetta dal fureggiare dei campi della campagna, adesso inondati dal sole, e dalle morbide alture. Baratti è poco distante dal chiasso di Donoratico e San Vincenzo e dagli imbarchi per le isole dell’arcipelago toscano che la fronteggiano all’orizzonte. Al tempo stesso, basta fare due passi per trovare graziosi paesi e borghi – oltre a quello di Populonia –  come Suvereto, Campiglia Marittima, Venturina Terme in cui passare una serata romantica.

Non sono lontani neanche i divertimenti più classici per i bambini come il parco dei divertimenti il Cavallino Matto, il Parco Gallorose (con fattoria degli animali) oppure il Parco Archeominerario di San Silvestro (dove si può esplorare la miniera a bordo di un trenino!).

A tutto questo noi abbiamo preferito una breve passeggiata sulla Via dei Cavalleggeri: un altro luogo di fascino in cui prende inizio una narrativa ulteriore che ci rituffa nel tempo che fu: li sentite i passi di questi “controllori” medievali? La strada che essi percorrevano per tenere d’occhio il Promontorio di Piombino è oggi un meraviglioso percorso per il trekking o per la bicicletta che si srotola lungo il litorale, da Baratti fino alla città di Piombino, con costanti e sorprendenti affacci sul mare. Si possono scegliere molti punti anche per percorrerne solo un pezzettino. Noi ad esempio, muniti di zaino porta-bimbo, abbiamo scelto quello che dal parcheggio di Cala Moresca (località Salivoli) porta in breve tempo alla Spiaggia Lunga. Che soddisfazione ritrovarsi con pochi altri avventurieri in quella cala selvaggia, dove giocare al tramonto con i grandi sassi e arrampicarsi sugli scogli! Se non fosse stato per il profilo maestoso delle isole di fronte a noi, questo mare ci avrebbe riportato nelle calette quasi inaccessibili liguri

Ma manca il finale alla la nostra breve novella e, allora, nient’altro di meglio che un tramonto struggente, per osservare il quale non bastavano le panchine assiepate di gente come al cinema, poste fuori dal pub Gattarossa. Tutti rapiti, per una volta, da quel sole che si abbassava lentamente nell’acqua ormai argentea e, pian piano scura fino al bluastro per calare il sipario su questo magico libro di storie.

E la morale? Beh, come sempre, la dimostrazione che non serve andare chissà dove per trovare luoghi d’incanto, basta affinare  un po’ i sensi, farsi guidare dalla curiosità e, lasciate da parte le guide blasonate, fidarsi del proprio istinto e andare.

Golfo di Baratti, come arrivare: in macchina, da nord percorrere l’autostrada fino alla barriera di Rosignano e da qui proseguire per Piombino.  Dalla superstrada prendere l’uscita San Vincenzo e seguire le indicazione per Baratti. Da Firenze  si imbocca la Fi-Pi-Li per uscire a San Vincenzo e poi come sopra. In treno, la stazione più vicina è quella di San Vincenzo, collegata poi a Baratti mediante autobus.

Golfo di Baratti dove dormire: per il nostro soggiorno in zona noi abbiamo scelto un appartamento al  Country & Beach Resort Poggio all’Agnello. I plus della struttura sono la posizione in località Populonia Stazione, vicinissima al golfo, e tutto il verde di cui gode il complesso. Molto belle sono anche le tre piscine di diverse altezze, da quella più basse per i piccolini come il nostro bambino, a quella olimpionica per i nuotatori più esperti. Durante l’alta stagione è previsto un mini-club ed altre attività per i bambini (non attive durante il nostro soggiorno). Nel periodo della nostra visita per i bambini piccoli c’era un piccolo ma grazioso playground. L’appartamento era molto comodo e ben rifornito. Un po’ scarso a nostro avviso la fornitura degli essenziali (portatevi anche il sale da cucina e il detersivo per i piatti), ma ci ritornerei sicuramente.

Golfo di Baratti dove mangiare: per cene e pranzi non avrete che l’imbarazzo della scelta. Inoltre se visiterete almeno una delle attrazione dei Parchi della Val di Cornia, avrete diritto a un 10% di sconto in molte strutture aziende convenzionate. Attenzione: prenotate in anticipo o rischierete di non trovare posto! E adesso il mio consiglio. Durante la nostra visita a Populonia ci siamo fermati per un pranzo veloce alla Dispensa dei Desideri (lungo la via principale, sulla sinistra). Molto semplice nella presentazione, è un piccolo bistrot che propone piatti tipici toscani e prodotti locali. Io ho gustato una fresca panzanella e ho fatto amicizia pure con la mortadella di Prato, davvero sfiziosa e genuina!

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