Il piccolo mondo antico di Emanuele Luzzati a Levanto

Alzi la mano chi non ha mai visto lArmata Brancaleone di Mario Monicelli (1966). Un cult per quelli della mia generazione e per quella dei miei genitori, ma la cui visione consiglio assolutamente anche ai più giovani. Un capolavoro di commedia che seppe esprimere il meglio del cinema italiano, con attori del calibro di Vittorio Gassman e Gian Maria Volonté, la musica di Carlo Rustichelli, impressa per sempre nel cuore degli Italiani, la scenografia di Piero Gherardi, il tutto condito dall’ironia impareggiabile del maestro Monicelli. Indimenticabile poi l’inizio del film, sicuramente una delle sigle più belle del nostro cinema, firmato dalla mano sapiente di Emanuele Luzzati.

Che c’entra, direte voi, tutto questo con Levanto? Ebbene durante #WeLevanto nelle #Invasionidigitali di #Levanto4U ho avuto il piacere di osservare una vera chicca per gli amanti dell’arte in tutte le sue forme: una decina di figure in legno a grandezza naturale, realizzate a suo tempo proprio da Emanuele Luzzati e che raffigurano le arti e i mestieri tradizionali dei Levantesi. Queste grandi sagome, che adesso sono in restauro all’interno di un’ala dell’ex Monastero delle Clarisse di Levanto, sono state recentemente protagoniste del presepe dell’Oratorio di san Giacomo nella cittadina per il Natale del 2013.

 

Emanuele Luzzati, Levanto, figura femminile

Emanuele Luzzati, Levanto, figura femminile

Un momento dell'allestimento delle figure di Luzzati nel presepe di San giacomo

Un momento dell’allestimento delle figure di Luzzati nel presepe di San Giacomo

Al momento, come ci ha spiegato l’abile restauratrice, le figure hanno bisogno di un meticoloso lavoro di pulizia. Infatti, nate per essere esposte all’aria aperta, le opere furono rivestite di uno strato protettivo di flatting (una specie di vernice) che col tempo si è ingiallito deturpando in parte la purezza e l’armonia cromatica della pittura.

Emanuele Luzzati, Levanto, volto di una figura

Emanuele Luzzati, Levanto, volto di una figura femminile

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Emanuele Luzzati, Levanto, volto di una figura maschile

E’ stata per me davvero una grande emozione entrare in un laboratorio di restauro. Spiare fra pennelli, barattoli, solventi, ascoltare le parole della nostra guida nel tentativo di carpire qualcosa di quella grande maestria indispensabile per riportare all’originario splendore opere usurate dal tempo: levando soltanto ciò che è strettamente necessario e non un granello di più.

laboratorio di restauro: i ferri del mestiere

laboratorio di restauro: i ferri del mestiere

La restauratrice ci ha poi spiegato le peculiarità del lavoro di Luzzati: come quella di lavorare su modello delle grandi botteghe artigianali del passato, quando il capomastro si riservava l’onere di intervenire sulle parti più caratterizzanti delle raffigurazioni, quali il volto e le mani. D’altra parte, passeggiando fra le opere non è difficile riconoscere i tratti distintivi della poetica dell’artista: l’attingere a un mondo fiabesco e antico, molto vicino a quello delle icone del est-Europa, ravvisabile, per esempio, anche nella produzione di Chagall; il riferimento continuo alle arti povere, quello dei teatrini e delle marionette, caratterizzato da una forte stilizzazione del segno; l’effetto volutamente un po’ naif dato da colori forti, campiture cromatiche piatte e uniformi, una fattura un po’ rude e ricercatamente infantile.  Non a caso l’opera di Luzzati è stata accostata, in campo letterario, alla favolistica di Gianni Rodari e Italo Calvino.

Personalmente ho trovato molto interessante l’uso dell’autore di inserire elementi tridimensionali nella composizione della figura: brocche, catini, stoffe, che suggeriscono l’impressione che questo mondo di portatrici d’acqua, viandanti, artigiani stia per prendere vita ed entrare di getto nella vita reale.

Emanuele Luzzati, Levanto, particolare

Emanuele Luzzati, Levanto, particolare

La commistione di materiali e tecniche, il saltare da un campo espressivo all’altro senza alcuna difficoltà è senza ombra di dubbio uno degli elementi di forza di Emanuele Luzzati, conosciuto soprattutto come scenografo e illustratore, ma capace di dominare ogni forma espressiva. Luzzati, genovese di nascita (1921) ,  fu costretto infatti  dalle leggi razziali a trasferirsi a Losanna dove concluse il suo ciclo di studi alla scuola di Belle Arti.  Presto divenne uno scenografo richiestissimo, ma manifestò subito anche il suo interesse per l’animazione – campo nel quale realizzò delle autentiche perle, come La gazza ladra, L’augellin bel verde e il Flauto Magico – e l’illustrazione: stupende sono le sue composizioni per le favole dei fratelli Grimm.

Insomma, Emanuele Luzzati rappresenta un genio poliedrico di altri tempi, una figura sempre più rara al giorno d’oggi e molto distante da quella degli attuali artisti contemporanei. La raccolta di Levanto si presenta come una buona introduzione al suo mondo, la cui conoscenza può essere poi approfondita nel Museo dedicatogli a Genova.  Mi auguro dunque che presto la collezione levantese possa essere in mostra permanente visibile al pubblico, ma non escludo che le grandi sagome lignee possano essere adoperate nuovamente per il presepe cittadino.

Vi consiglio infine, per comprendere a fondo le raffigurazioni dell’artista, di fare un salto alla Mostra Permanente della Cultura Materiale (ingresso gratuito!), ospitata dal 2009, in un edificio storico annesso all’Ostello Ospitalia del Mare. Qui potrete compiere un vero tuffo nel passato nel vecchio mondo agricolo, artigianale e marinaro di Levanto mediante la visione di circa 300 oggetti come giare, mortai, mobilio, vecchie scarpe, attrezzi di lavoro e suggestive fotografie d’epoca.

Mostra della Cultura Materiale, strumenti rurali in esposizione

Mostra Permanente della Cultura Materiale,Levanto, strumenti rurali in esposizione

Vecchio scarpone alla mostra permanente della Cultura Materiale

Vecchio scarpone alla Mostra Permanente della Cultura Materiale. Quante ne avrà viste?

Davvero una scoperta entusiasmante questo “piccolo mondo antico” per cui vi raccomando caldamente una visita a Levanto. Grazie alle #Invasionidigitali e #Levanto4U per questa chicca! Non si finisce mai di imparare!  Per i più curiosi, consiglio la lettura dello storify apposito  ideato da Silvia Moggia.

 

 

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3 Comments:

  1. adoro l’Armata Brancaleone e concordo, la sigla è straordinaria! La mia bici si chiama Aquilante, come la malabestia! 🙂

     
  2. Pingback:A bassa velocità a Levanto. Con le Invasioni Digitali | #BassaVelocità

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