Piccoli, ma grandi: tesori da scoprire al Museo del Sigillo della Spezia

Parigi: Linus Caldwell (Matt Damon) sale su un treno con una valigetta nera, lo spettatore già sa che si sta preparando uno dei più grandi colpi della storia del cinema, gli resta soltanto da scoprire come… ed è per questo che rimane incollato lo schermo. Il film che sta guardando è Ocean’s Twelve e al centro del film si trova la rocambolesca vicenda del furto di un preziosissimo uovo di Pasqua firmato Fabergé: non un raffinato dipinto rinascimentale, non un collier di diamanti, ma, a riprova del suo inestimabile valore, una delle stravaganti elaborazioni del gioielliere forse più famoso di tutti i tempi.
La Spezia, Museo del Sigillo: ritorno alla realtà. Che c’entra questo piccolo centro espositivo con la rinomata pellicola hollywoodiana? Beh come spesso accade, nei luoghi più insospettabili si celano capolavori. E così ecco che vagando fra le teche di questo museo mi sono trovata davanti ad alcuni eccelsi oggetti che farebbero girare la testa anche al  regista del blockbuster americano.
Ma facciamo prima un passo indietro per chiarirci un po’ le idee. Il Museo del Sigillo è una perla nascosta della città della Spezia. La sua collezione, frutto di una donazione da privati, i coniugi Cappellini, è altamente specialistica e ripercorre la storia del sigillo dagli albori dell’umanità fino ai tempi moderni. Già questa informazione per me era fonte infinita di fascino, tuttavia non avevo mai considerato quanto questi bizzarri manufatti, apparentemente vezzosi e superflui, avessero rivestito un ruolo importante fin dall’antichità. Molto di più che un semplice utensile, il sigillo assurge infatti a un mondo di oggetti denso di significati simbolici e, talvolta, apotropaici: quasi feticci, sicuramente avvolti da un’aura carismatica, che accompagnano l’uomo per tutta la sua vita. Addirittura, come si scopre approcciandosi  alla prima vetrina del museo, il suo uso corre parallelo a quello della scrittura. L’esposizione, semplice ma accurata, accompagna infatti il visitatore in un viaggio nel tempo  che lo porta dai primi esemplari sumeri in pietra ai misteriosi scarabei egizi, per attraversare quindi le epoche bizantine e romane e soffermarsi sull’era di dame e cavalieri quando il sigillo incontra e quasi si fonde con l’araldica feudale. 

In questa sezione si trovano gli esemplari che più ci tornano familiari: i grandi bolli rossi in ceralacca, le catenelle robuste da cui penzolano le matrici con gli stemmi di Re, imperatori e del Papato che, complice un vasto repertorio cinematografico, fanno nell’immaginario collettivo un tutt’uno con l’idea di Medioevo. La raccolta prosegue quindi incanalandosi nei vari sentieri del gusto, mutando continuamente forma e materiali, ma senza abbandonare mai le qualità intrinseche del sigillo. Dalla pietra ai metalli, dall’avorio al cristallo alle resine sintetiche e le gemme preziose, la metamorfosi è continua e nell’evoluzione degli oggetti in mostra si può cogliere tranquillamente una ricapitolazione dei mutamenti stilistici di ogni epoca.

Fra i molti pezzi esposti, hanno colpito la mia immaginazione quelli ascrivibili a un contesto massonico con riferimenti esoterici: osservandoli, emergono dalle pieghe del tempo storie misteriche cariche di seduzione. A quali segrete riunioni avranno dato il loro imprimatur queste curiose sculturine?  Più avanti, si cambia scenario: ed ecco gli astucci da viaggio con kit per la preparazione della ceralacca per chiudere le lettere;  e ancora cofanetti ibridi come porta-profumi, fiammiferi o set da cucito: pratici e pronti all’uso. Il mio pensiero vola così a una nave, diretta verso il Nuovo Mondo e a una signora dall’espressione nostalgica e assorta seduta sul ponte dell’imbarcazione, come in un quadro di Toulouse Lautrec. Ma la meraviglia non è ancora finita perché, proprio al centro della sala, troneggiano i sinuosi cachet di René Lalique: una collezione nella collezione. Si tratta di forme fluide e morbide rese ancora più evanescenti dalla tecnica con cui sono realizzate, vetro stampato pressato, ad esempio emblematico dell’Art Nouveau. Fra tutte, spicca, in particolare, il modello disegnato per l’esposizione delle arti decorative e industriali di Parigi del 1925 raffigurante la Fontana Delle Sorgenti, concepita da Lalique per la stessa expo e che purtroppo venne demolita nel 1926. Con queste opere eccelse ci si prepara allo sfarzo della sala seguente che custodisce  i “sigilli- gioielli “, esemplari particolarmente preziosi appartenuti alle casate nobili del passato. Fra questi, hanno rapito il mio sguardo, grazie alla loro originalità e alla tecnica perfetta di realizzazione, le impugnature ideate dalla casa di produzione del gioielliere degli zar Carl Gustav Fabergé. Oro, rubini, quarzi, smalti catturano il visitatore con il loro scintillio. E chissà, dunque… magari se passasse di qui Steven Soderbergh, il quarto capitolo della saga di Ocean si svolgerebbe proprio fra i sigilli della Spezia.

Informazioni pratiche: il Museo del Sigillo, nato nel 2000 a seguito della donazione dei Coniugi Cappellini, si trova nella centralissima via del Prione al numero 234. La collezione è ospitata nella Palazzina Delle Arti, accessibile anche ai disabili. Il museo è visitabile tutti i giorni escluso il lunedi e il martedi a questi orari: dal mercoledì al venerdì dalle 15.00 alle 18.00 e il sabato e la domenica dalle 10.00 alle 18.00. Oltre all’area occidentale, il Museo approfondisce anche l’ambito orientale, con una sala dedicata, e quello pre-colombiano. Maggiori info sul sito.

 

Commenti da Facebook

comments

3 Comments:

  1. Ecco. Da ligure quale sono non solo non conosco bene La Spezia, ma conosco questo museo solo di nome! E invece pare che sia davvero un gioiello da visitare. Grazie per questo post!

     
  2. Ecco. Da ligure quale sono conosco poco La Spezia e conosco questo museo solo di nome! Invece vedo che vale la pena di visitarlo! Grazie per questo post!

     

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *