Parco di Villa Reale di Marlia: alla ricerca del tempo perduto

Una vera rivelazione. Ecco cos’ha rappresentato per me la visita al Parco di Villa Reale di Marlia ( Capannori, Lucca) che qualche domenica fa ho effettuato con la mia famiglia. Confesso che, alla ricerca di luoghi insoliti da valorizzare, l’area verde della Villa di Marlia mi aveva incuriosita soprattutto perché ne avevo letto come uno dei parchi più belli d’Italia. Nonostante questo pensavo sì di trovarmi davanti qualche opera interessante e magari qualche bel giardino, ma mai mi sarei aspettata di trovare un complesso simile che nulla ha da invidiare a dimore storiche ben più note di questa.

Innanzitutto le dimensioni. Quando mi sono avviata lungo il bel Viale delle Camelie che introduce nella proprietà mi chiedevo quando saremmo arrivati davanti alla Villa. Capirete la sorpresa quando all’improvviso la vista si è aperta sul laghetto di fronte al quale si stende un prato immenso,digradante su pendio, che è come un cannocchiale che accompagna l’occhio in alto fino alla facciata della villa. Da questo momento ho cominciato ad intuire la grandezza del luogo, ma devo anche dirvi che le sorprese erano appena all’inizio.  Del resto, avrei dovuto capirlo leggendo degli eventi che ne scandivano la costruzione: a ben vedere la sua storia poteva essere simile a quella di molti altri capolavori italiani passati di mano in mano a varie dinastie per poi venire dimenticati. Per fortuna però la sua vicenda si è scostata dal solito e triste copione ed oggi, la Toscana, già ricca di tesori, può contarne uno in più.

Parco di Villa Reale di Marlia, un po’ di storia: tutto ebbe inizio addirittura nel Medioevo, con un primo fortilizio abitato dal Duca di Tuscia. Ma fu soltanto nel 1600 che, con l’acquisto del bene da parte della famiglia Orsetti, la dimora comincio ad assumere le forme che possiamo vedere ancora oggi. Grande impulso allo sviluppo della Villa diede d’altra parte Elisa Bonaparte Baciocchi, sorella di Napoleone e principessa di Lucca che ne divenne proprietaria dal 1806. E’ da questo momento che il complesso prende l’appellativo di Reale e sono di questo periodo gli interventi più importanti che gli hanno conferito uno stile romantico (compresa la dilatazione prospettica data dal prato inglese davanti alla Villa). Con la caduta dell’impero napoleonico la Villa segui le sorti travagliate del nostro Paese. Fu prima in mano dei Borbone, che ne fecero la location estiva per il divertimento della corte, poi divenne parte dei beni della corona del Regno d’Italia per passare quindi di famiglia in famiglia fino ad essere messa in vendita, con tanto di mobilio all’asta e alberi tagliati per produrre legname.  Nel 1923, la residenza di Marlia tornò temporaneamente a risplendere sotto il Conte e la Contessa Pecci-Blunt che ne curarono il restauro e l’arricchirono di nuovi boschi e corsi d’acqua. La rinascita tuttavia fu di breve durata e presto la Villa cadde nell’abbandono e nel degrado. L’epilogo sembrava quindi esser stato già scritto quando, vera deus ex-machina, una coppia di Svizzeri si innamorò del luogo e dal 2015 si impegnarono nell’importante recupero della Villa. 

Parco di Villa Reale di Marlia, la visita: come già accennato, si entra nel complesso percorrendo il pittoresco Viale dell Camelie, impreziosito, come suggerisce il nome, da più di 30 varietà di camelia japonica importate dalla Principessa Elisa. Fin da questo momento si viene trasportati in un’atmosfera di altri tempi, in cui lasciarsi andare alla contemplazione della bellezza della natura. Ben presto però si giunge con il comodo sentiero al lago: ed è qui che si ammira la sontuosità della Villa che, d’un tratto, appare, solenne, esaltata dai riflessi dell’acqua. Da questo momento in poi segue una serie di veri “colpi di scena” che fanno sì che non ci si annoi mai. Come, per esempio, quando si scopre la Grotta di Pan: antico Ninfeo dedicato al Dio delle foreste e della musica. Intorno a lui è tutto un proliferare di creature antropomorfe emerse dagli abissi, stalattiti, rocce che non ci si stanca mai di guardare. Ma basta fare due passi per trovare un’altra costruzione curiosa, di tutt’altro sapore: la piscina liberty, con tanto di cabine per cambiarsi colorate e decorate in uno stile eclettico ed esotico che ci riporta immediatamente agli anni Venti del Novecento. A questo punto, proprio quando ci si convince di aver visto quasi tutto si entra in un carosello di giardini, giochi d’acqua, viali alberati, che potrebbero,di per sé, costituire una ricapitolazione dell’architettura del verde nei secoli. E passando dall’uno all’altro è come passeggiare nella storia.

Si va dal più recente Giardino Spagnolo, dov’è ben riconoscibile un’impronta di ispirazione moresca, animato da fontane e aiuole, al più antico Giardino dei limoni, con 200 di queste piante in vaso che circondano uno spazio risalente al Seicento. Ed ancora ai fasti barocchi ci conduce il Teatro dell’Acqua, in cui, non a  caso, è proprio l’acqua l’elemento scenico principale modellato in cascate e laghetti e vivacizzato da maschere e statue.

Basterebbe questo per rendere la visita magnifica, pensate quindi che suggestione io abbia provato quando ho visto aggirarsi nei vialetti stravaganti figure abbigliate come al tempo di Maria Antonietta. Si trattava di originali Tableaux vivants realizzati dall’associazione “Le vie del tempo” per un evento straordinario che amplificava l’illusione di rivivere un’epoca.Dopo questa immersione nella vita delle corti più aristocratiche, non mi restava che da scegliere fra perdermi nelle siepi di tasso del teatro di Verzura, che vide esibirsi persino Nicolò Paganini davanti agli occhi compiaciuti dei Reali, oppure se proseguire verso la Palazzina dell’ Orologio. In questo edificio, voluto dai nobili lucchesi Orsetti, si trova l’ennesima chicca, purtroppo, solitamente non visibile al pubblico.

La casa delle bambole, come viene chiamata, è una dettagliatissima miniatura di tutto il complesso. Si possono vedere le stanze padronali, quelle dei bambini, con la culla e i giocattoli per terra, lo studio dove Napoleone si ritirava, le stanze della servitù, la cucina…tutto un microcosmo fedelmente riprodotto. Dunque, con questo sguardo dall’alto, il tuffo nel tempo perduto appare veramente completo. Giusto il tempo per riprendersi che il Parco ci stupisce con l’ultimo atteso atto: la Villa Reale, di rigoroso gusto neoclassico che saluta il visitatore riaccompagnandolo nella modernità ingentilito da tanta bellezza. 

Parco di Villa Reale, informazioni pratiche: Il Parco si trova in via fraga alta 2 a Marlia, frazione di Capannori. E’ aperto da marzo a ottobre dalle 10.00 alle 18.00, con ultimo ingresso alle 17.30. Sono ammessi i cani e i picnic. Ad oggi gli interni della Villa non sono visitabili, ma sono in corso importanti eventi di restauro che presto consentiranno l’apertura al pubblico. Per visitare il complesso con calma, consiglio di fermarsi 3 ore. Il Parco organizza spesso eventi per i quali vi consiglio di tenere d’occhio il sito internet ufficiale Parco di Villa Reale e la pagina facebook

Il consiglio da mamma:  Il Parco è visitabile anche con passeggino, facendo attenzione ad alcuni passaggi un pochino più ripidi, per i bambini non c’è che l’imbarazzo della scelta fra prati, giardini, “mostri d’alghe” che emergono dal buio, sculture zoomorfe, fontane. Basterà avere un po’ di fantasia per passare una giornata fantastica. La casa delle bambole,per loro sarà la ciliegina sulla torta, ma ricordate che non si può toccare!

 

 

 

 

 

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