Di culti lontani e antichi guerrieri: il Museo delle Statue Stele della Lunigiana

Non è facile avventurarsi in un articolo sulle Statue Stele della Lunigiana. Questi antichissimi manufatti in pietra sembrano l’essenza stessa del mistero e, al loro cospetto, si prova quasi un timore reverenziale. Ci parlano di culti ancestrali, di popolazioni pressoché sconosciute e delle nostre origini fra boschi ed altri elementi naturali: osservandoli è facile perdersi in fantasie su mondi lontani o sovrannaturali.

La loro prima scoperta risale al 1827 a Zignago (La Spezia), quando un agricoltore urtò una strana pietra antropomorfa mentre lavorava nei suoi campi e da allora studiosi, archeologi, appassionati dell’esoterismo si avvicendano l’uno dopo l’altro nel tentativo di dare una risposta alla domanda che sollevano: chi ha costruito questi singolari menhir e perché? Nessuno ha mai saputo fornire una risposta univoca e certa a questo quesito e forse, anche per questo, le statue stele continuano ad emanare un fascino irresistibile.

Oggi se conoscono circa 80 esemplari, la maggior parte dei quali sono osservabili durante una gita nella bella cittadina di Pontremoli ( MS)  e più precisamente al Museo Cesare Ambrosi, sito nel Castello di Piagnaro, ad esse dedicato. La prima cosa che si apprende entrando negli spazi espositivi è che il fenomeno delle statue stele copre un arco temporale lunghissimo che va dall’età del rame a quella del ferro. Durante quest’epoca le statue hanno subito una chiara evoluzione stilistica che ha portato alla loro suddivisione  in tre grandi categorie, denominate semplicemente A, B e C;  in tutte viene poi distinto chiaramente il sesso.

Il primo gruppo è quello più antico ( risalente a 5000 anni fa) e dalle forme appena sbozzate. La figura umana è schematicamente ridotta ai suoi elementi caratterizzanti:  il volto ad U, due fori per gli occhi, braccia e mani geometriche, assenza di collo e bocca, clavicole evidenziate da una fascia leggermente arcuata. Curiosamente, la figura femminile è perfettamente riconoscibile per l’evidenza dei seni aggettanti,  a conferma, forse, dell’importanza del concetto di fertilità e fecondità della donna. Quella maschile si riconosce invece per la presenza di un pugnale.

La categoria B rappresenta il corpus più ampio, identificabile per una notevole evoluzione: la testa si stacca dal tronco mediante la presenza del collo, il disegno dei dettagli anatomici,  pur restando ancora fortemente volumetrico,  va verso il naturalismo. Compare la stravagante forma della testa “a mezza luna”, quella che è diventata l’emblema stessa della cultura megalitica della Lunigiana.  La figura femminile viene ancora più caratterizzata dalla definizione precisa delle mammelle e dalla presenza di collane o monili. L’uomo, guerriero, continua ad essere distinto dalla presenza del pugnale.

L’ultimo gruppo, quello C, mostra ormai una tensione verso la rappresentazione a tutto tondo, plastica e naturalistica. Purtroppo ci sono pervenuti solamente esemplari maschili, ma questo non esclude che anche il genere femminile fosse effigiato. Queste statue perdono la classica testa a mezza luna e acquistano numerosi dettagli  che distinguono persino i vari pezzi l’uno dall’altro: scudi, perizomi, asce e cinture.

Queste metamorfosi nella raffigurazione, così come il protrarsi del loro uso  per un’epoca lunghissima testimoniano l’esistenza di una cultura originaria, fortemente identitaria, persistente durante i secoli e tenace anche l’affacciarsi di altre civiltà. In questo senso, colpiscono le mutilazioni volontarie e le croci incise su di esse con furia iconoclasta in diversi periodi storici.  Addirittura, una prima ondata di ferocia verso tali statue si ebbe probabilmente già verso l’inizio del primo millennio a. C.. in seguito a un mutamento politico. Come accade anche oggi, i simulacri della  visione del mondo,  espressione di una classe dominante, furono fra le prime vittime di un cambiamento al potere. Ma a nulla valse quel tentativo se, in epoca medievale,  i vescovi della Diocesi di Luni  si videro costretti ad invitare la popolazione a distruggere gli idoli pagani che, evidentemente,  ricoprivano ancora una certa importanza nel contado. D’altra parte la resistenza di una religiosità rurale al Cattolicesimo in quest’area è attestata anche dalla Pieve di Codiponte, di cui vi ho già parlato in un altro articolo.  Sebbene la prova più forte consista nell’esistenza, nella Pieve di San Giorgio, a Filattiera, di un epitaffio funebre dedicato a un certo Leodgard, Re Longabardo, attivo nell’ VII sec. d.  C. , meritevole di aver combattuto l’idolatria pagana, ben oltre  la supposta romanizzazione prima e cristianizzazione poi.

Da questo punto di vista la Statue Stele della Lunigiana aprono un’affascinante porta sul mondo delle antiche popolazione liguri su cui si conosce davvero molto poco. Ecco perché appare importante capirne il significato. Fra le teorie più interessanti ce n’è una che si sofferma sulla loro diffusione nelle aree boschive, ritenendole dunque segno di un antico culto dei boschi. Per altri, queste statue sarebbero un elogio della eternità della pietra stessa, manifestazione quindi di una vera cultura megalitica. C’è chi poi pensa potessero segnare punti strategici nelle vie di comunicazione principali ed assolvere funzione protettiva dei villaggi, esattamente come faranno poi le più recenti “madonnine” poste ai confini degli spazi di pertinenza degli abitati.  Non da ultimo, alcuni studiosi le ritengono monumenti funerari. Tutto ciò è complicato dal fatto che il ritrovamento di questi preziosi reperti non è mai avvenuto nel luogo di posa originario. Molto spesso, infatti, le statue stele sono state occultate o riutilizzate  piuttosto che vandalizzate. E per l’ennesima volta questo fatto mostra un attaccamento delle genti locali alle misteriose sculture, tanto da proteggerle dalla distruzione degli invasori e di permettere loro di arrivare fino a noi.

Comunque sia, oggi non si può rimanere indifferenti alla loro elegante ieraticità. E forse, dentro a quel museo, le Statue Stele ritrovano  la loro funzione originaria: ricucire la trama tarlata delle nostre origini fra le montagne e il mare della Lunigiana.

Informazioni pratiche: il Museo delle Statue Stele della Lunigiana si trova a Pontremoli, nella provincia di Massa Carrara, ospitato nel pittoresco Castello del Piagnaro. L’allestimento della sede espositiva e moderno ed efficace, arricchito da video e ricostruzioni suggestive. Il museo ha anche pensato ad una piccola sezione per non vedenti, con una riproduzione tattile degli esemplari in mostra e spiegazioni in braille. Per informazioni sulle tariffe e gli orari di ingresso vi invito a consultare il sito ufficiale

Il consiglio da mamma: il museo è visitabile con i bambini anche piccoli, ma vi consiglio di preferire a un passeggino un marsupio o uno zaino porta-bebé. Ai bambini sembrerà di vedere dei piccoli mostri e subiranno il fascino del castello ed anche a quelli più piccoli si può spiegare qualcosa di quelle strane figure. Al termine della visita, suggerisco assolutamente una passeggiata sulle mura del castello, facendo attenzione però ai punti più esposti. Il museo si trova nell’area antica della città di Pontremoli, caratterizzata da selciati in pietra, a tratti, ripidi. Anche per questo direi di evitare passeggini e carrozzine. 

La curiosità in più: una delle famose statue stele è comparsa anche nel fumetto Martin Mystere della Sergio Bonelli.

 

 

 

 

 

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